Dopo la caduta dell'Impero romano, furono i monaci a mantenere
e migliorare le tecniche di coltivazione dei terreni. La vite in
particolare era importante per la religione cristiana: senza il vino
non è possibile celebrare la messa. Ogni abbazia o convento doveva
quindi essere dotato di terre, che venivano poi coltivate dai monaci e
dai contadini che abitavano nei villaggi circostanti.
Numerose abbazie sorsero in Monferrato: a Grazzano, a S. Maria di
Lucedio, a Rocca delle donne, a Cereseto. Anche a Sala, in regione
Narzo, i monaci Benedettini coltivavano con cura i vigneti per ottenere
il prezioso vino.
Il vino della Sala viene da subito considerato un prodotto da
buongustai, tanto che spesso i feudatari ordinano che i tributi loro
dovuti vengano pagati in Barbera, Grignolino o Malvasia. Il 7 ottobre
1632 il responsabile della Ducal Camera chiede ai salesi "brente dodeci
di Malvasia", da mandare a Mantova per Sua Altezza Serenissima Carlo I
dei Gonzaga Nevers, che sia "buona, dolce et perfetta". E così, come
racconta Alessandro Allemano nel suo interessante saggio sull'Archivio
storico del paese, la Sala continua a rifornire regolarmente la tavola
dei Gonzaga, marchesi del Monferrato e duchi di Mantova.
Si comprende allora la ragione della cura che veniva posta nella
salvaguardia dei vigneti. Gli statuti comunali riportano specifiche
disposizioni contro chi danneggia o ruba i raccolti. A vigilare
sull'applicazione delle norme era la ferraccio, una sorta di polizia
locale, che riceveva in appalto il servizio.

La cascina Narzo e le colline circostanti hanno quindi
attraversato i secoli mantenendo una costante: la coltivazione della
vite. Dopo il passaggio delle truppe di Napoleone (e si dice che i
militari francesi abbiano soggiornato alla cascina, forse attratti
dalle sue cantine), la cascina assume l'aspetto attuale.
Due grandi frassini sono le porte d'ingresso del viale che porta sulla
cima del colle dove sorge in posizione panoramica la cascina. Ai lati
le magnifiche piante di rose, orgoglio della signora Fernanda, e poi
l'estensione dei vigneti.

I materiali di costruzione della cascina sono quelli tipici monferrini, il tufo e il mattone, che creano nella facciata un piacevole motivo estetico. Senza dubbio uno degli elementi caratteristici è il fienile, al primo piano dell'edificio, le cui grandi aperture permettevano di immagazzinare notevoli quantità di paglia e fieno. Una botola nella volta permette di far scendere il contenuto del fienile direttamente nella stalla, senz'altro il luogo più caldo durante l'inverno, dove la sera si riuniva l'intera famiglia. Ancora oggi questa stanza ha mantenuto la sua vocazione di luogo di ritrovo: Danilo Spinoglio ha voluto realizzare proprio qui una suggestiva ed accogliente sala degustazione!
